DOVE ERAVAMO RIMASTI…IL MIO VIAGGIO IN CAMPANIA. SPAGHETTI CON COLATURA DI ALICI, POMODORINI E PINOLI

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Eravamo rimasti che avevo fatto un viaggetto in Campania…Eravamo rimasti che avevo avuto un pochino di “avversità”. Eravamo rimasti che ero stanca stanca stanca…Ma adesso sono tornata! E fortunatamente mi sento di nuovo in forze…In realtà le mie peripezie hanno avuto una curva ascendente ma adesso, dopo aver raggiunto il picco con una bella gastrite acuta con tanto di febbre a 38 e mezzo, la curva sembra essere in fase discendente.

Sintomo evidente è che sono di nuovo qui a raccontarvela. Evviva! Ma torniamo al viaggio in Campania. E, in particolare, alle cose che mi sono piaciute di più e su cui vi suggerisco di fare un pensierino in vista del prossimo viaggio che deciderete di fare…Ovviamente si tratta di opinioni personalissime e non certo da guida turistica. Ma magari a qualcuno potrebbero tornare utili…

Napoli, la città sotterranea e lo street food: il titoletto dice già tutto…Ragazzi!!! La Napoli sotterranea è stu-pen-da! L’intera storia della città, dall’antica Grecia, fino ai giorni nostri in circa 90 minuti. E per soli 10 euro! Praticamente un affarone dal momento che la visita è davvero entusiasmante. Attenzione…esistono vari percorsi: la cd. Napoli sotterranea, la Napoli Borbonica e forse anche un altro. Io ho fatto il primo, cioè quello che si snoda al di sotto del centro storico. Ma non voglio dirvi altro perché, come ormai sapete, le descrizioni minuziose mi annoiano e quindi non voglio costringervi a sorbirle. Io vi do giusto lo spunto, poi vedete voi.

E questo anche perché qui si parla soprattutto di cibo. E qui si apre un mondo…quello appunto dello street food. Perché diciamola tutta: la Napoli culinaria si assaggia per le strade, molto più che nei ristoranti. L’elenco delle varie bontà da assaggiare doverosamente è vasto. Io ho iniziato con la pizza fritta per poi proseguire con babà, sfogliatella liscia e sfogliatella riccia di Pintauro, taralli caldi con sugna e pepe, il cuoppo col fritto misto napoletano (il pacchero ripieno di besciamella, impanato e fritto è una vera “chiccheria”), il ministeriale della pasticceria Scaturchio (un dolcetto con crema simil zabaione racchiuso in un sottile guscio di cioccolato), la frittata di pasta, la pastiera e per finire pizza pizza pizza a volontà. Un cenno a parte meritano gli ziti con il ragù alla genovese. Sono arrivata a Napoli con l’obiettivo di assaggiarli e non sono rimasta delusa. Carne a cottura lentissima con una marea di dolcissime cipolle. Da assaggiare assolutamente.

La Costiera, Cetara e Sal De Riso: sulla bellezza paesaggistica della Costiera si è già detto ormai tutto. Perciò passo direttamente al cibo. Rivelazione culinaria del viaggio, presidio slow food e chi più ne ha più ne metta: la colatura di alici di Cetara. Cetara è un borgo di pescatori appena all’inizio della Costiera (se la si prende dal lato di Vietri sul mare). Non è coreografico come Positano, o Amalfi, o Sorrento ma di certo è molto più autentico. La spiaggetta dove i cetaresi fanno il bagno in mezzo alle barche dei pescatori è davvero uno scorcio di altri tempi. Ed infatti questo borgo è la patria di una antica eccellenza culinaria, i cui molteplici utilizzi sono ancora tutti da scoprire. Un’esplosione di sapore talmente intensa da poter essere il condimento principale, insieme a poco altro, di un primo piatto di altissimo livello. Ma di questo vi parlerò meglio dopo…

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Altro interessante paesetto è Minori, meta battuta solo da chi vuole una vacanza in tranquillità ma soprattutto da chi vuole andare in pellegrinaggio alla pasticceria di Sal De Riso. Indimenticabili le brioche del mattino con farcitura fatta al momento così come anche i suoi cavalli di battaglia come la torta ricotta e pere e la delizia al limone. Interessanti le novità come la monoporzione “Selvaggia”, una frolla al cacao con gelatina di mirtilli e mousse di cioccolato al latte, o le marmellate di frutta e verdura (ad esempio quella alle fragole e peperoni).

Infine è assolutamente obbligatoria una visita a Ravello, un vero e proprio gioiellino, location ideale per un momento di assoluto relax, per la lettura di un buon libro seduti su una panchina della piazza cittadina e per far volare la mente dinanzi ad un panorama davvero mozzafiato.

Se siete di strada non trascurate Caserta e la sua Reggia. La Reggia è stupenda ma anche la città riserva sorprese inaspettate. Pulita, ordinata, piena di bei negozi, ristoranti. Davvero molto carina. E non dimenticate che, poco distante, a Caiazzo, c’è la migliore pizzeria d’Italia 2017 secondo il Gambero Rosso ovvero la pizzeria Pepe in grani.

Detto ciò, il piatto di oggi non poteva che essere un piatto ispirato al mio viaggio in Campania. Tra le mille bontà di cui vi ho parlato, ho scelto di preparare gli spaghetti alla colatura di alici in una versione molto simile a quella rivisitata che ho piacevolmente gustato a Cetara. Non solo il semplice accompagnamento con olio extravergine, aglio e prezzemolo ma anche un’aggiunta golosa di pomodorini a crudo e pinoli tostati. Eccovi quindi la ricetta di oggi.

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SPAGHETTI CON COLATURA DI ALICI, POMODORINI E PINOLI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 400 g di spaghetti
  • 8 cucchiai di olio evo
  • 4 cucchiai di colatura di alici
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • peperoncino (se piace)
  • una manciata di pinoli
  • 20 pomodorini

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COME SI FA:

  1. Tostate i pinoli in una padella ben calda finché saranno leggermente imbruniti. Mettete da parte.
  2. In una ampia terrina, mescolate a crudo l’olio extravergine, la colatura di alici, il prezzemolo tritato, il peperoncino e l’aglio. A seconda di come preferite, potete dividerlo in due parti e poi eliminarlo oppure tagliarlo a pezzettini e mantenerlo nella preparazione.
  3. Tagliate i pomodorini a pezzetti e conditeli con poco sale e un filo d’olio.
  4. Cuocete in acqua non salata gli spaghetti. Appena saranno cotti, versateli nella terrina con il composto di olio e colatura e mescolate per bene.
  5. Aggiungete quindi i pomodorini e i pinoli direttamente nella terrina o singolarmente su ogni porzione e servite.

 

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